Mappa della corteccia prefrontale basata sulle attività di singoli neuroni

 

 

GIOVANNI ROSSI

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 31 gennaio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

La corteccia prefrontale esprime nel modo più evidente la complessità del rapporto tra strutture anatomiche e funzioni del cervello. Possiamo dire che, quando si è compreso quanto fosse condizionante oltre che erronea la visione localizzatrice che, ad esempio, attribuiva all’area 8 soltanto il controllo dei movimenti oculari e all’area 44 o area di Broca solo il controllo esecutivo del linguaggio, si è entrati nella dimensione interpretativa attuale, che sta poco per volta decodificando i modi in cui le interazioni fra aree assolvono alle funzioni di cui facciamo esperienza. Tutte le aree e le funzioni prefrontali risultano all’osservazione sperimentale in varia misura interdipendenti; l’analisi delle basi di varie funzioni ha rivelato aree e reti neuroniche condivise.

Non è corretto affermare che l’organizzazione intrinseca sottostante il ruolo cognitivo della corteccia prefrontale sia ancora del tutto sconosciuta. È più corretto affermare che la decodifica delle valenze funzionali dell’organizzazione intrinseca di tutto l’encefalo e della corteccia cerebrale, in particolare, è solo agli inizi e che saranno necessari ancora molti studi per avere un quadro esaustivo; tuttavia, importanti passi in avanti sono già stati compiuti.

Ad esempio, le aree della corteccia prefrontale, le reti e le attività – come osserva Joaquin Fuster – non sono semplicemente interdipendenti, sono efficacemente cooperative. Al di là del controllo specializzato di singole parti, la corteccia prefrontale nel suo insieme coordina strutture neurali e funzioni cognitive nell’organizzazione temporale del comportamento. Ossia la formazione di sequenze di attività e comportamento coerenti col perseguimento di un fine.

L’organizzazione temporale dell’azione finalizzata costituisce il ruolo neurofisiologico più indagato e meglio conosciuto della corteccia prefrontale, da cui deriva quel modello proposto da Joaquin Fuster ed estesamente seguito oggi dai ricercatori, che consente di riconciliare il più tradizionale modello modulare con quello delle reti. Consideriamo le quattro proposizioni su cui si basa questo modello:

1) La totalità della corteccia del lobo frontale è attiva nella rappresentazione e nella produzione dell’azione a tutti i livelli di complessità biologica.

2) Il substrato neurale per la produzione di un’azione è identico al substrato neurale della sua rappresentazione.

3) Il substrato è organizzato gerarchicamente, con le azioni più elementari ai livelli più bassi della gerarchia, nella corteccia orbitofrontale e motoria, e le azioni più complesse ed astratte nella corteccia prefrontale laterale.

4) Anche le funzioni del lobo frontale sono organizzate gerarchicamente, con le funzioni più semplici contenute all’interno e al servizio di funzioni più globali.

Un modello basato su questi quattro punti, bene illustrato nel volume classico The Prefrontal Cortex[1], appare antitetico a una mappa delle funzioni cognitive superiori che, come è noto, sono per definizione integrative e non localizzate. Tuttavia, l’esigenza di definire delle mappe funzionali, in particolare in rapporto alla citoarchitettonica e alla connettività della corteccia prefrontale, permane per molti ricercatori. Secondo alcuni, definire una tale mappa e riuscire poi a metterla in relazione col modello sviluppato da Fuster potrebbe contribuire a chiarire i principi biologici che hanno guidato lo sviluppo di questa complessa organizzazione funzionale.

Un nuovo studio, condotto da Pierre Le Merre e colleghi, ha realizzato una mappa di attività ad alta risoluzione, profilando il regime di scarica e la localizzazione spaziale di più di 24.000 neuroni registrati in topi svegli e attivi. Il lavoro ha prodotto dei risultati degni di nota e che hanno sorpreso i ricercatori stessi.

(Amelan A. et al., A prefrontal cortex map based on single-neuron activity. Nature Neuroscience – Epub ahead of print doi: 10.1038/s41593-025-02190-z, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Department of Neuroscience, Karolinska Institutet, Stockholm (Svezia); Centre de Recherche en Neurosciences de Lyon, CNRS UMR 5292, INSERM U1028, University Claude Bernard Lyon 1, Bron (Francia); Sorbonne Université, Institut du Cerveau-Paris Brain Institute-ICM, Inserm, CNRS, APHP, Hôpital de la Pitié Salpêtrière, Paris (Francia); Institut Pasteur, AP-HP, Inserm, Fondation Pour l'Audition, Institut de l'Audition, IHU reConnect, Paris (Francia); ESPCI Paris, PSL Research University, Paris (Francia).

La corteccia prefrontale, denominazione adottata per designare la parte anteriore del lobo frontale, è stata così definita in chiave anatomica: la parte della corteccia cerebrale che riceve le proiezioni del nucleo mediodorsale del talamo. Tale definizione si applica correttamente al cervello di tutti i mammiferi. La conoscenza morfologica di questa regione ha raggiunto un elevato grado di dettaglio e, rimanendo ferme le quattro proposizioni del modello di Fuster per comprendere i rapporti tra morfologia e funzione, è opportuno ricordare che la massima parte dei ricercatori considera il mantello corticale frontale nel suo insieme come una “corteccia d’azione”, nel senso più ampio ed estensivo dell’espressione. Infatti, si includono fra le “azioni”, oltre ai movimenti oculari e scheletrici, la produzione della parola, l’espressione di affetti ed emozioni, il controllo viscero-effettore e quello speciale tipo di azione mentale interna che chiamiamo “ragionamento”.

Basta solo questo elenco generico e sommario per rendersi conto di quali e quanti processi richiedono l’apporto decisivo dei sistemi neuronici della corteccia prefrontale. Gli scambi tra aree mediati dal fenomeno del rientro, ossia connessioni reciproche, complete e simultanee, se da un canto ci ha aiutato molto negli ultimi decenni a comprendere le basi della dinamica delle reti corticali, dall’altro ha reso ancora più evidente il difetto di conoscenza in materia di organizzazione funzionale al livello neuronico.

Pierre Le Merre e colleghi hanno affrontato lo studio dell’organizzazione funzionale della corteccia prefrontale realizzando dei profili di attività elettrica in rapporto con la localizzazione spaziale di oltre 24.000 neuroni di questo lobo della corteccia cerebrale, sottoposti a rilievo e registrazione mediante elettrodi in topi svegli.

La prima evidenza emersa immediatamente è che le mappe di attività ad alta risoluzione ricavate dalle registrazioni non erano minimamente allineate con le subregioni definite su base citoarchitettonica. In altri termini, pur adottando un criterio cellulare, i risultati dimostrano che l’identità morfologica tradizionalmente definita dalla citoarchitettonica corticale non ha una rispondenza rilevabile nella distribuzione di specifici tipi di attività all’interno della corteccia prefrontale.

I ricercatori hanno allora studiato le scariche degli oltre 24.000 neuroni in rapporto all’attività spontanea svolta dai topi e nello svolgimento di compiti comportamentali strutturati secondo standard sperimentali e, in particolare, nella sintonia per la scelta. È risultato che sia l’attività spontanea che la sintonia per la scelta durante il compito erano correlate alla gerarchia intracorticale della corteccia prefrontale. Questa evidenza suggerisce che l’elemento fondamentale nel determinare la morfologia dell’attività non è la citoarchitettonica ma la connettività.

Interessante notare che l’accensione dei neuroni di bassa frequenza, regolare e spontanea era un contrassegno distintivo sia della corteccia prefrontale che dell’alto livello gerarchico di funzione.

Un altro rilievo che ha sorpreso Pierre Le Merre e colleghi è che la sintonia per la scelta era super-rappresentata nelle unità caratterizzate da alta frequenza di scarica spontanea: un esito che lega la connettività basata sulla gerarchia a distinte proprietà funzionali in popolazioni neuroniche separate.

I ricercatori, nelle considerazioni conclusive dello studio, sostengono che il loro approccio guidato dai dati emergenti fornisce una roadmap adattabile per esplorare le organizzazioni funzionali di varie regioni cerebrali, nelle diverse specie animali, e apre grandi vie per ottenere una visione integrata di attività, struttura e funzione dell’encefalo.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Giovanni Rossi

BM&L-31 gennaio  2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] Joaquin Fuster, The Prefrontal Cortex. Academic Press, Elsevier, 2008 (e seguenti edizioni).